Gastronomia

Gastronomia

La gastronomia sarda è apprezzata per la qualità e la semplicità. L’uso tradizionale di alcuni ingredienti è influenzato sia dal clima temperato che dalle caratteristiche morfologiche del territorio e gli antichi mestieri, come quello del pastore, vengono ancora praticati in molte zone rurali.

I prodotti più impiegati sono infatti quelli che arrivano direttamente dai campi locali o quelli dati dall’allevamento animale. Nell’isola si notano ancora a punteggiare il paesaggio molte greggi di pecore che costituiscono un patrimonio ovino di oltre 3 milioni di capi. Attualmente in Sardegna ci sono più pecore che abitanti!

Tra i primi piatti non possono mancare diversi tipi di pasta, spesso fatti ancora a mano con sfarinati di grani locali : gnocchetti sardi chiamati « malloreddus » o ravioli chiamati “culurgiones”. La forma e la dimensione variano da una zona all’altra dell’isola ma in ogni caso per la consumazione si prevede spesso come condimento una salsa di pomodoro con una spolverata più o meno abbondante di formaggio pecorino grattugiato. In Gallura si mangia la Zuppa Quata, una specie di lasagna i cui ingredienti principali sono pane, formaggio e brodo di carne.
La carne di pecora è una specialità tipica dell’entroterra come la zona della Barbagia, ma si può trovare anche in altre zone dell’isola negli agriturismi. La ricetta più tipica la prepara bollita con patate e cipolle oppure cucinata in umido con pomodoro, rosmarino ed altre erbe profumate della macchia mediterranea. Entrambe le versioni sono un sostanzioso secondo piatto. La portata più famosa rimane comunque il maialetto da latte arrosto aromatizzato con foglie di mirto; di solito viene arrostito all’aperto, lentamente e per diverse ore e non potrà mai mancare nel corso di un tour gastronomico. Anche l’agnello fa parte della tradizione, ma è preparato piuttosto in occasione di feste comandate come per Pasqua o Natale.

La produzione casearia è di qualità eccellente tanto da essere ancora un pilastro importante dell’economia isolana e continua a farsi apprezzare sia sul mercato nazionale che su quello straniero.
Il formaggio più noto è il pecorino sardo che ha ottenuto la IGP dal 1991 e il più consumato è quello stagionato dai 6 ai 24 mesi. Quando ha una stagionatura più lunga viene impiegato nelle ricette tradizionali al posto del parmigiano. Altri formaggi prodotti con il latte di pecora sono la caciotta, il fiore sardo, il Calcagno, la ricotta mustia e il Pecorino romano prodotto più che altro per una richiesta specifica del mercato nazionale. Ci sono anche formaggi deliziosi realizzati con latte vaccino come il Dolce sardo, la peretta il provolone sardo e il Casizzolu. Quando invece parliamo di formaggi caprini troviamo Su casu friscu, cagliu, ircano o Biancospino.

Se il pesce e i frutti di mare non sono forse tra i prodotti simbolo della gastronomia sarda, ci sono comunque delle zone dell’isola in cui si preparano ottime ricette con prodotti ittici molto particolari. Ad Alghero per esempio cucinano un’ottima aragosta alla catalana. Ad Oristano invece , la cui zona è caratterizzata da molte aree umide c’è il consumo tradizionale dell’anguilla o la produzione della bottarga di muggine. Quest’ultima trova il suo impiego migliore tagliata a fettine sottili per guarnire tartine o primi piatti; sono ottimi anche gli spaghetti con bottarga macinata da servire in bianco magari con l’aggiunta di qualche vongola.

In Sardegna sono prodotti diversi tipi di pane. Ancora oggigiorno, soprattutto nei piccoli paesi dell’entroterra capita che alcune signore si ritrovino settimanalmente o ogni 15 giorni per produrre il pane in casa. Recentemente comunque anche i pani più tradizionali possono essere acquistati da fornai selezionati e in alcuni supermercati. Tra questi pani il più famoso è il carasau: una sfoglia sottile di pane fatto con una doppia infornata. Chiedete alla vostra guida dove assistere alla produzione. Talvolta in altre regioni italiane viene soprannominato “carta da musica” per l’aspetto simile alla carta pergamena e il rumore che fa rompendolo per la consumazione. Si conserva croccante anche per diversi mesi e si può consumare per accompagnare delle pietanze o come aperitivo cosparso di olio d’oliva. In questo caso si chiama Guttiau. Il pane carasau è nato come pane del pastore preparato preventivamente a casa prima di partire per i lunghi periodi della transumanza.

Tutti i pasti tradizionali finiscono con un dolce. I nome dei dolcetti più famosi: amaretti, papassini, bianchini, acciuleddi. I più pregiati sono a base di mandorle provenienti dai mandorli locali che troviamo soprattutto nel centro e nel sud dell’isola. Alcuni dolcetti sono a base di saba che sarebbe il mosto di vino cotto, ma il dessert più originale anche per il contrasto dei sapori è la seada o sebada: un grande raviolo farcito con formaggio o ricotta e scorza di arancio o limone che dopo essere stato fritto viene cosparso con zucchero o miele. Deve essere mangiato ben caldo, appena preparato. Sappiamo bene che in Italia ogni regione produce ottimi vini e la Sardegna non fa eccezione. Secondo alcuni reperti archeologici la produzione vinicola sull’isola è millenaria. I più famosi rossi e bianchi hanno un largo consumo locale e sono sempre di più apprezzati anche all’estero. La produzione di vini rosé si è sviluppata recentemente per soddisfare piuttosto una specifica richiesta del mercato straniero anche molto presente sull’isola. Il rosso più famoso è il Cannonau, mentre per i bianchi ricordiamo il Vermentino di Gallura D.O.C.G..

Tra i liquori non manca il limoncello ma ancora di più il famosissimo MIRTO da bere molto freddo e ottenuto con l’infusione in alcool delle bacche o delle foglie del profumatissimo arbusto omonimo, tipico della macchia mediterranea. La grappa sarda si chiama invece filu ‘e ferru. Il nome è curioso: deriva dalla necessità nel passato di nascondere talvolta al fisco la produzione di alcolici seppellendo le bottiglie che li contenevano sottoterra e lasciando però sporgere un pezzo di fil di ferro per poterle recuperare all’occorrenza. Non dimentichiamo infine la famosa birra Ichnusa prodotta dal 1912 e oggi anche in versione cruda o non filtrata.